Pensieri e riflessioni

Una cena sul mare.

Mi piacciono i posti appartati dove potersi mangiare una frittura di pesce senza preoccuparsi dell’unto sulle dita.

Amo notare i dettagli delle sedie, molto vecchie e consumate.

Amo assaggiare il vino e far credere al cameriere di esserne un’intenditrice, ma prendere sempre quello un po’ più economico e un po’ meno fruttato.

Mi piace l’insaziabile fame prima di entrare e la sazietà con i sensi di colpa al momento del conto.

Amo non avere altri pensieri se non quello di stare lì, con te, in quel momento. Senza telefono, senza connessione, perché quel posto sul mare, è stato costruito solo per chi, come noi, ama le parole e ama il rumore del mare che rimbomba sulle pareti di mattone.

Ma, a queste cose, non ci facevo mica caso, prima di provare un posto nuovo aspettavo un occasione importante, ora che sono con te non mi importa, non importa del senso di colpa, dell’unto, della sazietà, delle mia falsissima reputazione, non mi importa essere sollecitata dai camerieri perché “stanno chiudendo”, del telefono nella borsa e dei bicchieri sbeccati.

Non mi importa se non è un occasione speciale, perché so, che quella è unica, forse anche l’ultima, ma sicuramente la migliore, occasione mai provata.

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Pensieri e riflessioni

Il silenzio in mille parole.

La tapparella era socchiusa, la finestra spalancata, si intravedeva il cielo serale, il sole quasi scomparso dipingeva il cielo di un blu tendente al bianco.

C’era una brezza.

Quel soffio di vento mi accarezzava la guancia come fosse una mano. La tua mano invece era appoggiata sui miei fianchi nudi, un po’ spessi, gli occhi chiusi, il respiro lento e profondo come fosse tarda notte.

Tutto taceva, si sentivano delle voci da fuori, ogni tanto passava uno scooter e un cane abbaiava, però tutto era leggero, era come un sottofondo quasi piacevole.

Il tempo era immobile, come noi, svestiti, stesi su quelle lenzuola disordinate, non sentivamo neanche i piccioni volare davanti alla nostra finestra, eppure erano tanti.

Sentivamo di volere ancora qualche minuto prima che suonasse il fattorino della pizza.

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Pensieri e riflessioni

Tutto ha una spiegazione.

Ogni tanto quando leggo cose molto personali scritte da qualcuno che non conosco, mi chiedo da dove possa aver tirato fuori delle parole cosi sincere o da cosa possa essere stato ispirato per scrivere così sinceramente.

Forse a voi non importerà.

Ma io la spiegazione ve la do lo stesso.

Nell’articolo precedente ho predicato gentilezza e buone maniere, perdonatemi, ma l’ho fatto perché so, so che c’è qualcuno che capirà le mie parole, perché, come me, la cortesia l’ha imparata con l’esperienza. Ha imparato ad avere pazienza anche con chi non lo meritava. Ha imparato ad ascoltare un po’ di più e parlare un po’ di meno. Ha imparato che nessuno ha bisogno di qualcun’altro per andare avanti, ma, ha solo necessità di essere capito. Io ho imparato a perdonare per smettere di far credere che a me potesse essere accostata una frase come “non ci parliamo perché ci odiamo”. Perdonare non lo si fa a parole, ma ho anche imparato che non tutti lo riconoscono e quindi basta saper mentire.

Ho imparato ad essere ciò che sono forse solo grazie agli altri. Grazie a chi mi ha fatto dei torti e a che si è comportato come io non vorrei mai e dico mai, essere.

Io ho 20 anni ma so già chi non voglio essere e forse questa è la basa per iniziare a diventare come si vuole essere.

 

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Pensieri e riflessioni

Lasciati coinvolgere.

“Quella ragazza farebbe di tutto pur di non deludere qualcuno…Come vorrei essere così anche io”

Con un’affermazione così, stento a fidarmi di te. Stento a credere che tu abbia una personalità.

Mi spiego meglio.

“Noi” persone gentili, mi ritengo coinvolta in prima persona, non dobbiamo e non ci domandiamo del perché mettiamo in prima fila le persone accanto a noi. Del perché non  ci pensiamo due volte se qualcuno ci chiede una mano. Del come potrebbero essere le conseguenze per noi stessi dopo un “grande”, che poi a noi sembra banale, gesto. Parlo di Noi e Altri perché so che ci sono categorie di persone. “Altri” sono quelli che pensano a rimanere sicuri in loro stessi, senza il rischio di “subire” quello che “subiamo” noi, ovvero, commiserazione e il non sapere dire di no. Il non riuscire a reagire in modo giusto alle intimidazioni, per paura di ferire la persona che ferisce noi. Il non sapere dosare la risposta “NO”. Questa non la ritengo in nessun modo una mancanza di personalità ma una possibile conseguenza dell’essere noi stessi, di voler credere che se noi stiamo bene anche le altre persone debbano essere a loro volta felici. Ma, allo stesso tempo, se noi stiamo male per quale motivo dobbiamo far provare il nostro dolore a qualcun’altro?

Si ma come sei modesta e smielata, mi direte, si forse avete anche ragione.

Però vi chiedo: non ne vale la pena, invece di invidiare il carattere di una persona, imporsi e imparare, forse con il rischio di apparire superficialmente meno sicura, ad essere apprezzata e invidiata per essere “una così bella persona?”.

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Non farti prendere dal panico.

Inizia il viaggio.

2 ore andata, 2 ore ritorno.

Sono sola.

Una voce nella mia testa cerca di dirmi qualcosa.

Sento freddo.

Apro lo zaino. Prendo le cuffiette.

Dove sono le cuffiette.

Ansia.

Mi calmo.

Guardo meglio.

Svuoto lo zaino.

Angoscia.

Richiudo lo zaino

Realizzazione.

Non ci sono.

Sono sola.

Crollo emotivo.

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La notte è per noi pigri.

Questo è un discorso da pigri, però…

Premettiamo tu sia stato tutto il giorno in giro, hai corso ovunque per 12 ore di fila, a pranzo il tramezzino non ti ha sfamato e hai anche discusso con il tuo superiore. La giornata va male, sei stanco. Torni a casa. Ti mangi un bel piatto di pasta al pesto, ti cambi velocissimo e ti cacci sul letto. Hai il telefono in mano, le gambe divaricate ormai le senti poco, anzi, senti solo un formicolio come se non appartenessero più al tuo fisico, non ci fai tanto caso, sei preso da Instagram. Spegni il telefono. Chiudi la luce, tiri su il piumone. Arrivano i primi minuti in cui cerchi di prendere sonno: sono o non sono i più belli della tua giornata? E poi pensi. Pensi che per le prossime sei, forse sette, e se sei fortunato anche otto ore, l’unica cosa che dovrai fare è chiudere gli occhi e al suono della sveglia non ti ricorderai nulla. Ti senti protetto. Pensi, che sfiga deve avere quel qualcuno dall’altra parte del mondo, che in questo momento si sta svegliando per andare a lavorare, per correre 12 ore di fila, per mangiare poco e anche per litigare con il sul capo. Mentre tu rimani lì, solo con i tuoi pensieri, nessuno ti può chiedere,chiamare, interpellare. Perché tu sei solo in quel momento. Sei sotto il piumone, anche se è estate e la mattina ti sveglierai accaldato. E penserai “Forse domani userò il lenzuolo più leggero, ma ora ho ancora da vivere tutta la giornata. Ci penserò dopo”.

Se non fossi Marta, probabilmente mi chiederei, quanto tempo in più avremmo se la notte durasse meno? Probabilmente saremmo evoluti il doppio, ecco appunto, forse è meglio che io rimanga me stessa e magari parlarne in un altro capitolo.

 

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Non so come iniziare.

Come stai?

Come sto é la risposta. Ho un grande caos nella mia testa. Inizio con calma. Non voglio diventare pesante e non voglio dilungarmi troppo.

Il grande caos è dovuto al mio disordine. Non sono capace a mettere a posto. Però con il tempo sono migliorata, e anche  molto, infatti se riuscirò a scrivere altri articoli, noterete il gigante casino che è stato il mio passato e che spero non si ripeterà in futuro.

Alla fine è solo questione di capire cosa la nostra testa vuole, poi le gambe camminano da sole.

Sono Marta, ho 20 anni, amo l’odore del mare e la sua salsedine. Però più che come un’onda mi vedo come un sentiero, in mezzo a molti alberi, spolverati di neve. A volte sembro fredda perchè ho i miei pensieri, ma tranquilli, camminando mi scaldo.

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